Ex Ignorantia Ad Sapientiam
Ex Luce Ad Tenebras

Benvenuti in Redrum, sono uno scrittore horror indipendente, in questo blog troverete i miei racconti e i miei libri
oltre a qualche mia riflessione sulla scrittura e sulla società.

La Famiglia

racconti April 8, 2023 by Nicola Pasa

La Famiglia

Antefatto

L’ufficio era impregnato di fumo. Il volto dell’uomo dietro la scrivania sembrava emergere da un antro infernale. Le dita tozze, sgraziate, reggevano una sigaretta con un bocchino dorato. Aveva piccole mani sgradevoli, sudate, puzzolenti di nicotina e una pancia debordante. Indossava occhiali spessi e unti che gli velavano gli occhi piccoli da pesce, annegati in una faccia larga e inespressiva. 
“Sembra un maiale, un grosso maiale grondante di grasso e merda”. Questo pensiero baluginò nel cervello di Henry Trevor, un uomo attraente, magro, la faccia quasi ossuta, gli occhi neri penetranti, capelli nerissimi senza l’ombra di un capello bianco. Ma non era così giovane come sembrava. Aveva 38 anni e tanta voglia di fare carriera, per soddisfare le voglie capricciose di sua moglie Zadie e il sogno di fondare una società per conto suo.
Ma fino a quel momento doveva attenersi agli ordini dati con malagrazia dai suoi superiori, compreso George M. Radesky, il  suo capo.
Dopo aver finto di adocchiare un fascicolo, contento di averlo tenuto sulle spine, Radesky gli rivolse la parola.
-  Signor Trevor, devo affidarle una missione molto importante per la nostra società.
Sorrise, sembrava ironico. 
-Lei ha fatto progressi negli ultimi tempi, ha portato a termine alcuni contratti molto vantaggiosi, le porto i complimenti dalla nostra sede centrale ad Austin.
Si riferiva a due compravendite in particolare, quella per il progetto Expo di Austin e quella per il nuovo cimitero di Springfield. La Guildestern era un grossa compagnia immobiliare specializzata nella compravendita di grandi terreni. Trevor aveva rilevato due grossi terreni per due soldi e loro li avevano rivenduti per un prezzo moltiplicato per venti.
Radesky spense la sigaretta nel posacenere pieno all’inverosimile di mozziconi. Giocherellò un po’ con una penna sul cui fianco era scritto in rosso il nome della società. Quindi riprese a parlare, mentre Trevor cercava una posizione comoda sulla poltrona:
- Ci risulta che una famiglia che risiede a sud dello stato, i Mortimer, sono proprietari di una vasta tenuta, che per motivi ovvi interessa alla nostra società.
- Posso chiedere quali sono gli ovvi motivi?
Gli occhi di Radesky emisero un bagliore che Trevor non percepì.
- Una grossa compagnia che costruisce parchi tematici è interessata ad aprire un parco di divertimenti in quella regione, hanno bisogno di un terreno molto vasto e la tenuta dei Mortimer fa al caso loro e nostro. Questi Mortimer saranno dei contadini ottusi e ignoranti, non le sarà difficile persuaderli a lasciare quel terreno per un altro che metteremo loro a disposizione. Chiaro?
- Sì, è tutto chiaro.
- Perfetto, non c’è altro, parta subito e avverta sua moglie che farà un po’ tardi per cena, - disse Radesky con una grassa risata - Lucy le darà il materiale che le serve, stia attento laggiù, quei bifolchi hanno un pessimo carattere, faccia buon viaggio e si porti dietro qualche bottiglia di quello buono, ci vanno matti per il buon whisky da quelle parti.

Trevor uscì dall’ufficio con la netta sensazione di averla presa in quel posto. Si aggiustò i pantaloni che nella poltrona gli si erano spiegazzati e si aggiustò i capelli, gesto che compiva almeno un miliardo di volte al giorno. Lucy non era al suo posto, poco prima di entrare nell’ufficio e dopo avergli detto che poteva entrare nella stanza del capo, si era precipitata in direzione dei bagni, che erano in fondo a un lungo corridoio. Troppo lungo, quando ti scappava.

Mentre la aspettava, si appoggiò alla scrivania, e guardò la foto che la segretaria teneva in bella vista accanto al monitor del computer. Era la foto del marito, morto due anni prima in un incidente. Era molto brutto. Radesky, il loro capo, assomigliava come una goccia d’acqua al marito defunto. Gettò un’occhiata al corridoio, dei passi incalzanti gli annunciarono l’arrivo di Lucy.  Apparve, vestita di un maglione blu gonfiato all’inverosimile dal suo seno generoso e una gonna a quadri scozzesi. Anche se aveva i suoi anni non era niente male e Trevor aveva spesso accarezzato l’idea di portarsela a letto, ma poi aveva sempre rimandato, aveva paura di Radesky. Perché era chiaro e naturale che se la portasse a letto lui.
- Ha già parlato con il signor Radesky? - disse un po’ affannata.
- Sì, e mi ha detto che lei mi deve dare qualcosa.
Lucy si piegò per aprire un cassetto e, dalla scollatura del maglione, Trevor poté ammirare le sue enormi tette. Lucy ritornò in posizione eretta, tra le mani aveva una piccola cartella marrone.
- Ecco - disse guardandolo da dietro i suoi occhiali che le conferivano un’aria sexy - dentro c’è la cartina, la chiave dell’auto che troverà nel parcheggio, una mustang rossa, e il contratto, naturalmente. Buon viaggio signor Trevor.
- Grazie Lucy.

Come al solito quando usciva dalla sede subiva un’escursione termica terribile, da uffici e corridoi in cui circolava aria fresca si passava a un cortile di cemento torrido, con il sole a picco. All’istante cominciò a sudare dalla fronte e piccole macchie si formarono sotto le ascelle. Per evitare di buscarsi ogni volta qualche raffreddore o peggio Trevor era costretto a detergersi con uno speciale asciugamano in dotazione ai dipendenti, era un grosso fazzoletto in tessuto spugnoso, rosso e con il logo in bianco dell’azienda, lasciava sulla pelle una sensazione di freschezza e un leggero aroma di mentolo che Zadie adorava. La mustang era parcheggiata in fondo al cortile nell’unica zona d’ombra. 
“Meno male, comincia bene” pensò e si sentì più sollevato.
Aprì la cartella e prese la chiave, maldestramente gli caddero i documenti. Dopo aver aperto la portiera raccolse la cartina e il contratto, un fascicolo molto grosso, che doveva buggerare quella famiglia di contadini. Gli avrebbe dato un’occhiata più tardi, una volta arrivato a destinazione. Era una cosa che faceva spesso, specie quando il viaggio era lungo, non gli piaceva pensare al lavoro mentre era in viaggio, preferiva concentrarsi sulla guida.
Si sistemò al volante dell’auto e la mise in moto. Il serbatoio era quasi vuoto. “Figlio di puttana”. 
Si levò la giacca e la posò sul sedile di fianco. Poi la guardò per qualche istante e si ricordò che doveva chiamare Zadie. Prese il telefonino da una tasca interna della giacca e compose il numero di casa. Seguirono cinque squilli, poi una voce sonnolenta rispose.
- Pronto.
- Zadie, sono io tesoro.
- Ciao amore.
- Stavi riposando?
- Sì, con questo caldo non riesco a combinare niente.
- Ti ho chiamato perché devo partire, roba di un giorno, al massimo due.
- Ancora? Ma non avevi detto che era finita l’epoca dei viaggi di lavoro?
- Sì, ma è un incarico delicato e poi non avevo scelta, quel bastardo non vede l’ora di fottermi, comunque spero di essere a casa domani sera.
- Ma dove vai?
- A sud.
- Stai attento.
- Va bene amore, ciao e tienimela in caldo.
- Che stupido che sei, ciao.
- Ciao.

[continua]

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